Il libro
«Questo romanzo eccezionale è uno dei piú ricchi in tutti i sensi - come scrittura, come intenzione, come immaginazione - che la Spagna abbia prodotto negli ultimi dieci anni [...] Nessuno dubita che Juan Goytisolo sia il principale romanziere spagnolo in attività».
Carlos Fuentes
I militari spagnoli in Marocco insorgono contro la Repubblica: è l'inizio della Guerra Civile. Il poeta Eusebio cerca di sfuggire alla fucilazione, trova riparo in un centro psichiatrico militare, a Melilla. E dopo?
Un gruppo di lettori/narratori - ventotto: quante sono le lettere dell'alfabeto arabo, quanti i capitoli del libro - si riunisce per tre settimane in un giardino. Il circolo vuole ricostruire la vicenda di Eusebio, comprendere verso quale destino si incamminerà la sua vita dopo quel decisivo momento. Le ipotesi e le interpretazioni si sovrappongono, s'intrecciano, si complicano. Appaiono personaggi fiabeschi (la cuoca del pascià, l'uomo-cicogna) accanto ad altri inverosimili eppure reali, come i giovani militari che vorrebbero si praticasse purezza ideologica estrema nel nascente movimento franchista, a cominciare dalle loro pratiche rigidamente omoerotiche.
Tra Marrakech, Tangeri e la Spagna si articola la ricostruzione della vicenda di Eusebio: il suo cambio di identità, da comunista e omosessuale a poeta falangista. E dopo la guerra la sua vita si fa ancora più oscura: i narratori ne dánno diverse versioni, contraddittorie o complementari.
Nel romanzo vengono indagati con impietosa lucidità alcuni nodi dell'identità spagnola. Nodi recenti (l'insubordinazione repubblicana, la «mistica» franchista) e lontani (il rapporto con l'universo arabo). Ma anche nodi personali, culturali - la presenza attiva degli autori spagnoli da Cervantes a Góngora, da García Lorca a Cernuda - e universali: l'identità, il tempo. E, non ultimo, il senso dello scrivere.
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