Copertina

Jerome David Salinger


Franny e Zooey


2003
L'Arcipelago Einaudi
pp. 162
€ 13,00
ISBN 9788806166618

Traduzione di Romano Carlo Cerrone
Traduzione di Ruggero Bianchi

Una ragazza in crisi, un fratello che la vorrebbe aiutare, un programma radiofonico a cui partecipano, nel corso degli anni, i sette bambini della famiglia Glass, l'insoddisfazione per un mondo che cammina in modo sbagliato, la tentazione mistica...
Chi ha amato Il giovane Holden troverà in Franny e Zooey altre indimenticabili emozioni

Altre edizioni: Franny e Zooey. 2010. ET Scrittori
Franny e Zooey. 1979. Nuovi Coralli

Il libro

«Tanto per cominciare, Zooey era un giovanotto piccolo, dal corpo estremamente esile.Da dietro (soprattutto dove gli si vedevano le vertebre) sarebbe quasi potuto passare per uno di quegli sparuti bambini di città che ogni estate vengono spediti alle colonie a ingrassarsi e prendere il sole.Visto in primo piano, di faccia o di profilo, era straordinariamente, spettacolosamente bello.La sorella maggiore mi ha pregato di dire che assomigliava all'"esploratore mohicano ebreo-irlandese dagli occhi azzurri che morì tra le vostre braccia al tavolo della roulette di Montecarlo". Secondo un'opinione più generale e meno campanilistica, a salvare in extremis quel volto dall'eccessiva bellezza, se non addirittura dallo splendore, era un orecchio che sporgeva leggermente più dell'altro.Per conto mio, comunque, non condivido affatto né l'uno né l'altro di questi punti di vista.Ammetto che il volto di Zooey fosse un volto bellissimo, quasi perfetto.Come tale, naturalmente, era passibile di quella stessa varietà di giudizi scorrevoli, imperterriti e spesso capziosi cui è soggetta ogni autentica opera d'arte.Penso resti solo da aggiungere che una qualunque delle cento minacce giornaliere - un incidente d'auto, un raffreddore di testa, una bugia prima di colazione - avrebbe potuto deturpare o imbruttire la sua generosa bellezza nel giro di un giorno o di un minuto.Ma quello ch'era indeteriorabile, quello che qualcuno ha categoricamente definito una gioia di tipo imperituro, era un autentico esprit impresso su tutto il suo viso, specie negli occhi, dove attirava l'attenzione come una maschera di Arlecchino, e a volte disorientava».

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