Hannah Arendt![]() Antisemitismo e identità ebraicaScritti 1941-1945
2002
Edizioni di Comunità pp. IX - 197 € 20,00 ISBN 9788824506533 Indice
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A cura di Marie Louise Knott
Prefazione di Marie Louise Knott
Traduzione di Graziella Rotta
«Dall'antisemitismo non si è al sicuro nemmeno sulla Luna». |
«Ci furono tempi felici in cui si poteva scegliere liberamente: meglio morti che schiavi, meglio morire in piedi che vivere in ginocchio. E ci furono tempi infami in cui intellettuali rincretiniti hanno dichiarato che la vita è il sommo dei beni. Oggi sono arrivati i tempi terribili in cui ogni giorno si dimostra che la morte dà inizio al suo governo del terrore esattamente quando la vita è diventata il sommo bene; che chi preferisce vivere in ginocchio, muore in ginocchio; che nessuno può essere ucciso piú facilmente di uno schiavo. Noi viventi dobbiamo imparare che non si può nemmeno vivere in ginocchio, che non si diventa immortali se si corre dietro alla vita, e che, se non si vuole piú morire per nulla, si muore nonostante non si sia fatto nulla». Cosí Hannah Arendt, rifugiatasi negli Stati Uniti, scriveva nel 1942 sulle colonne di "Aufbau", il giornale degli emigranti tedeschi su cui dal 1941 al 1945 faceva sentire la sua voce. Il coraggio nella difesa del valore dell'identità ebraica - ma prima ancora della dignità umana - che ispira questa riflessione è presente in molti articoli di quegli anni, qui raccolti. Tale difesa, finalizzata a dare vita a un'autentica politica ebraica, passa attraverso la denuncia di tutti gli atteggiamenti pericolosi per il popolo ebraico: non solo quelli del nemico dichiarato, l'antisemitismo, ma anche quelli provenienti da presunti amici, che però pretendono di trattare gli ebrei con condiscendenza. La critica della Arendt non risparmia perciò nemmeno gli stessi ebrei, accusati di essersi lasciati intrappolare dalla convinzione di essere «solo vittime», una convinzione «terribile», perché capace di escluderli «dalla storia dell'umanità in maniera piú definitiva di tutte le persecuzioni».
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