Guido Verucci![]() L'eresia del NovecentoLa Chiesa e la repressione del modernismo in Italia
2010
Einaudi Storia pp. X - 158 € 19,00 ISBN 9788806203092 Il modernismo fu per la chiesa «la sintesi di tutte le eresie». Un lungo e attento lavoro di archivio ne ricostruisce la repressione: meticolosa, capillare, esemplare. |
Il modernismo italiano è stato oggetto di molti studi, ma l'interesse per quel movimento che ha rappresentato, forse, la piú profonda crisi del cattolicesimo contemporaneo non si è mai sopito. L'apertura stabilita nel 1998 degli archivi della Congregazione per la dottrina della fede, il nuovo nome assunto nel 1965 dall'antica Congregazione del Sant'Offizio, è stata di grande importanza per gli studi e ha permesso a Guido Verucci di indagare l'aspetto rimasto forse piú in ombra della storia del modernismo: la sua repressione da parte della Chiesa, perseguita con attenzione e rigore lungo almeno quattro papati e ben piú di un trentennio.
Il deliberato tentativo da parte dell'istituzione ecclesiastica di opporsi alla marea montante delle nuove idee, storiche e scientifiche, si tradusse nel controllo e nella censura di centinaia di sacerdoti e intellettuali cattolici, uno sforzo repressivo in cui non mancarono eccessi e ingiustizie, ma che non fece che rimandare quella resa dei conti con la contemporaneità che contrassegna la storia novecentesca della Chiesa cattolica.
L'Italia e la Francia sono stati i paesi in cui maggiore fu la diffusione del modernismo. Ma forse l'Italia è stato quello in cui lo scontro fu piú aspro. Un grande scontro fra la Chiesa,
i papi, il Sant'Offizio da una parte,
e qualche migliaio forse di sacerdoti
e di laici dall'altra.
Uno scontro impari, perché davanti
a una Chiesa enormemente rafforzatasi
nel corso dell'Ottocento, dotata di una naturale, sostanziale compattezza,
non vi era un compatto movimento modernista, un intento comune
di complessiva riforma religiosa,
ma essenzialmente, e soltanto, vari
e diversi tentativi, alcuni piú moderati, altri piú radicali, di proporre e di realizzare un cristianesimo
e un cattolicesimo che tenessero conto di quelli che apparivano a molti
i risultati della scienza storica moderna.
Uno scontro impari anche per
la capacità di ricatto dell'istituzione ecclesiastica, sia sul piano dottrinale
e religioso, con avvertimenti, minacce, dimissionamenti, sia sul piano economico, con il controllo della congrua.
Ma, come scriveva Giorgio Levi
Della Vida a proposito del modernismo,
«se la condanna spietata del 1907
lo abbia distrutto per sempre, oppure,
come il seme dell'inno di Prudenzio, sia
morto e sia stato sepolto per rinascere, è, ovviamente, un'altra storia».
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