Guido AlmansiL'estetica dell'osceno |
E cosa è successo a «nostro fratello corpo»? Con tutte le lodi distribuite dal canto francescano a ogni cosa al mondo, possibile che il corpo non si prenda nemmeno un contentino? Lo conosco di vista, quella canaglia, con le sue passioni e i suoi desideri, le sue erezioni e la sue voluttà, le sue perversioni e la sua amoralità; ma anche con le sue glorie e le sue grandezze. Gli scrittori che ho cercato di scandagliare nel lato più «carnale» della loro scrittura lo sanno, da Dante in poi. Non ho voluto scrivere un manifesto dell'antispiritualità, a cui certe pagine di Céline, uno dei numi tutelari del libro, sembrano tendere; ma presentare un modesto «dossier» a favore della carnalità, che comprende ovviamente anche molte varianti dell'osceno. Nel linguaggio familiare «osceno» è termine dispregiativo, e io lo applicherei, per esempio, al mondo «spirituale» in cui certe poesie, Leopardi o Pascoli, vengono presentate nelle antologie scolastiche. Nel senso più alto l'«osceno» è la fantasia più sadica in Dante. È di questo che mi occupo. Le anime «belle» che preferiscono Leopardi, possono dirigersi verso altri scaffali della libreria.
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