Copertina

Guglielmo Gorni


Il Dante perduto

Storia vera di un falso


1994
Einaudi Paperbacks
pp. 170
€ 12,91
ISBN 9788806133542

Il libro

Nel suo numero 4, anno 2, Aprile 1885, la "Rivista critica della letteratura italiana" dava notizia Di un codice in rime del tredicesimo secolo. Autore dell'articolo e della segnalazione era Ernesto Lamma, giovane autodidatta che si era distinto, nella Bologna di Zambrini e Carducci, con saggi sulla poesia di Dante e del suo tempo. Il manoscritto in questione, pieno di varianti inattestate ai componimenti più memorabili della nostra lirica duecentesca, apparteneva, a dire del Lama, a un certo dottor GIovanni Bardera, che non fu rintracciato mai. Solo trent'anni dopo poté appurare che il codice divulgato dalla "Rivista critica" era una falsificazione. Di cui non si erano accorti molti agguerriti lettori, e che lo stesso Barbi non svelò appieno. Guglielmo Gorni ricostruisce qui la "storia vera" di questo falso ottocentesco, sulla base di dati inediti o di elementi che a suo tempo non erano stati vagliati a dovere. E' una storia che si può leggere, nella concatenazione degli eventi, come un curioso intrigo non privo di effetti comici, esaltata dall'alta statura scientifica dei personaggi coinvolti senza sospetto o compromessi senza rimedio. Ma l'inchiesta di Gorni svela in effetti più cose di quante ne comporta la semplice dimostrazione del mendacio. Il caso Lamma porta ben oltre il laboratorio municipale dove nacque. Queste pagine, scritte in una prosa aliena da ogni gergo accademico, delineano il profilo di maestri che dominarono gli studi letterari tra Otto e Novecento e tracciano, di fatto, una storia della moderna filologia italiana, dalle origini ttocentesche agli anni Trenta di questo secolo. Che è dire la storia del nostro sapere letterario, dalla scuola storica alle varianti d'autore.

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