Copertina

Piemonte medievale

Forme del potere e della società. Studi per Giovanni Tabacco


1985
Saggi
pp. XV - 289
€ 16,53
ISBN 9788806582487

Autori
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Giuseppe Sergi
Renato Bordone
Mario Gallina
Aldo A. Settia
Rinaldo Comba
Gian Giacomo Fissore
Marisa Bosco
Patrizia Cancian
Grado Giovanni Merlo
Enrico Artifoni
Alessandro Barbero



Il libro

Il Piemonte medievale occupa nella storiografia una posizione particolare. Spazio periferico del Regno italico, esso è stato considerato a lungo ai margini dello stesso medioevo italiano, quasi estraneo alla storia che nelle zone padane e centrali della penisola trasformava nel profondo le terre, le forme sociali e le idee degli uomini.I saggi che compongono questo volume ne offrono un'immagine diversa, perché ne assumono come elemento caratterizzante del territorio subalpino esattamente ciò che in passato ha contribuito a renderne incerta la fisionomia: il suo essere per eccellenza terreno d'incontro di influssi provenienti da vari bacini politico-culturali. Il Piemonte appare così un grande spazio di confine, ma collocato nevralgicamente in un nodo di strade fra Reno, Rodano e Po, un'area solcata da esperienze culturali e istituzionali di respiro europeo. Per lo storico, una situazione ideale per studiare l'efficacia degli apporti provenienti dalla Padania, dalla Provenza, dalla Borgogna, che in questa regione si incrociarono e si combinarono in nuovi assetti del potere e della società.Il Piemonte medievale come vicenda storica di continua sperimentazione: intorno a questo convincimento il volume ha trovato la sua concreta struttura. Dal punto di vista metodologico, esso propone una lettura non unificante, ma per situazioni complementari: le istituzioni fra città e contado, gli aspetti del principato territoriale, le strutture politiche riflesse negli usi documentari, alcune identità sociali e ideologiche. Cronologicamente, il volume getta lo sguardo soprattutto nei secoli X-XIV, quando una pluralità di forze signorili modellò continuamente i suoi instabili equilibri. Dissolti i quadri territoriali di matrice carolingia, lo spazio subalpino, non ancora saldamente coordinato negli stati regionali del tardo medioevo, visse allora la sua stagione più fervida mantenendosi aperto a ogni possibile esito sociale e istituzionale.

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