Giulio Paolini![]() Quattro passiNel museo senza muse
2006
Fuori collana pp. 142 € 34,00 ISBN 9788806184728 Quattro passi nel percorso multiforme di un artista che non smette di interrogarsi sul senso dell'arte, sul rapporto tra l'opera e l'artista, sul ruolo dell'autore e dello spettatore. Un bilancio personale che diviene presentazione di nuovi progetti espositivi. |
Le riflessioni di Giulio Paolini, la sua continua ricerca artistica,
il suo rapporto con i grandi maestri della storia dell'arte costituiscono
una narrazione scandita e ininterrotta in cui parola e immagine
s'intrecciano per delineare il senso di un progetto ancora in corso.
»Siamo qui, la porta del Museo è chiusa
e non ci resta che attendere: riusciremo
mai a entrare e, alla fine, a uscire?
Ci troviamo davanti a un Museo immaginario,
a chiederci quali e quante sale si nascondano
al di là di quella porta. Ci troviamo cioè
a considerare, immaginare - appunto - le diverse
infinite visioni che ci sono al momento precluse.
Un gioco... L'arte, in fondo, è gioco:
serio, a volte perfino fatale, dotato di regole
indefinibili, sfuggenti perché istituite all'istante, nel momento stesso nel quale l'artista si affida all'attesa della sua opera. Una regola sempre uguale ma sempre riformulata in modo diverso, da cogliere al volo perché non è l'artista
a dettarla ma l'opera stessa a suggerirla.
Ciò che occorre è saper stare al gioco,
non si tratta di vincere o perdere la partita
ma di potersi sempre rimettere in gioco.
L'artista (il giocatore) che non osserva le regole è presto o tardi congedato dalla sala (della Storia dell'arte), a volte è riammesso qualche tempo dopo oppure, al contrario, accolto in un primo tempo è espulso in seguito.
La sala è talmente vasta - impossibile scorgerne
i limiti -, suddivisa in spazi adiacenti che si
susseguono e si intersecano senza un ordine
prestabilito, da evocare l'estensione di un labirinto.
Difficile accedere da un'area all'altra.
Anche le finestre sono sostituite da aperture
che corrispondono alle superfici dei quadri:
superfici vuote che si aprono su spazi vuoti... perché mai voler entrare, affrontare la vertigine di un salto nel buio?
Eppure, non vogliamo rinunciare alla prova».
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