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Gian Piero Piretto


Il radioso avvenire

Mitologie culturali sovietiche


2001
Saggi
pp. XIV - 382
€ 21,69
ISBN 9788806155568

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Elenco delle illustrazioni nel testo. Elenco delle illustrazioni fuori testo. Grazie a... I. 1917-1921. Il cronotopo della sperimentazione. Utopie d'Ottobre. II. 1921-1924/25. È nata la Nep in scarpe di vernice. Mosca è un paiolo in cui fanno cuocere la nuova vita. III. 1924/25-1927. Vladimir Il'ic, faraone suo malgrado, nel regno di Madame Poslost'. È morto Lenin, Lenin è immortale! IV. 1928-1930. Byt e cultura. Ancora rivoluzione, ma di tutt'altro stile. V. 1931-1934. Il Galateo di Monsignor Stalin. Kul'turnost': educazione al saper vivere. VI. 1934/35-1936. «Stalinland» (Urss), questo paese non esiste ma è il piú felice del mondo. «Vivere è diventato piú allegro!»: che terrore! VII. 1936-1941. Esli zavtra vojna (Se domani ci sarà guerra). Siamo felici, ma all'erta! VIII. 1941-1945. «Fratelli e sorelle!» Guerra, vittoria, patriottismo. IX. 1946-1953. Lakirovka (laccatura della realtà). Il dopoguerra imbellettato. X. 1954-1958. Quant'è bella giovinezza... Chruscev all'attacco. XI. 1959-1962. Protesta made in Ussr. Il '68 dei giovani sovietici. XII. 1962-1968. La cultura in tribunale. Intellettuali alla sbarra. XIII. 1969-1974. Le serate in cucina. Alla ricerca di un'intimità non-conformata. XIV. 1974-1890. Fermento nello stagno. «Poeti estinti» e cudaki (strampalati). Bibliografia. Indice dei nomi.



Era il 1935 quando una frase di Stalin segnò indelebilmente il procedere della storia, influenzando società, letteratura, cinema, arti: « Vivere è diventato piú bello, compagni, vivere è diventato piú allegro». Analizando i testi culturali piú svariati e le loro straordinarie interazioni, Il radioso avvenire propone un'affascinante e originale escursione attraverso evoluzioni e involuzioni delle mitologie culturali sovietiche dal 1917 al 1980.

Il libro

Dalle frivole commedie musicali staliniane agli slogan paradossali, dalle pagine della letteratura «alta» e «bassa» alle immagini di manifesti propagandistici, copertine di riviste e graffiti sui muri, dai discorsi politici piú seri ai ritornelli delle canzonette, al lessico e agli atteggiamenti comportamentali, l'autore evidenzia specificità di gusto, mentalità, categorie etiche ed estetiche che contribuiscono ad analizzare le strategie elaborate dalla cultura ufficiale ed egemonica e le risposte che, a seconda del momento politico e storico, correnti di sub e contro-cultura escogitavano per contrastarle, decostruirle, assecondarle o subirle. Tramite frequenti ricorsi al pàssato della Russia e alle sue categorie culturali, Gian Piero Piretto mette in luce le tracce di tradizione e superstizione che neppure la Rivoluzione d'Ottobre riuscí a cancellare completamente, le tecniche a cui si fece ricorso per convertirle in una lingua nuova o sopraffarle, gli artifici usati per coinvolgere nell' operazione innovativa la massa popolare, le sue scontate od originali reazioni. I capitoli offrono una scansione temporale che periodizza gli anni dell'era sovietica secondo le parole chiave e gli spazi che nei diversi momenti sono diventati responsabili dello sviluppo della storia culturale, dimostrando quanto la generica definizione di cultura sovietica o totalitaria sia banale e riduttiva.

«Ma la vera grande occasione fu la fiera di New York del 1939. L'Urss era stata riconosciuta dagli Stati Uniti soltanto nel 1933 e l'opportunità di partecipare a una mostra il cui tema era The World of Tomorrow non poteva essere perduta. L'America raffigurava il mondo di domani come utopia consumistica; l'Urss propose la grandezza e il potere del primo stato socialista, espressi dal carattere democratico della costituzione staliniana di recente pubblicazione. Il padiglione sovietico esprimeva «allegria, felicità e ottimismo». Panorama, modelli e slogan illustravano le conquiste del socialismo sovietico in costante rapporto con l'arretratezza di un certo passato russo. L'immancabile immenso pannello questa volta era di Vasilij Efanov (10 x 16,5 m) e raffigurava i ben noti lucsie predstaviteli (migliori rappresentanti della vita economica e culturale del paese), colti nell'atto di scendere una scalinata come se andassero incontro ai visitatori. A differenza del quadro di Dejneka, questo era fatto di autentici ritratti (una tavola posta accanto al pannello riprendeva i volti, illustrava i nomi e li corredava di una breve biografia), come per aumentare l'effetto di credibilità. I materiali di costruzione del padiglione (granito, pietre dure, marmo) erano un eloquente contrasto con la sorpassata derevjannaja Rus' (la Rus' di legno, a suo tempo cantata e rimpianta dal poeta Esenin) e con la fase utopistico-costruttivistica e i suoi sogni fatti di vetro, ferro, angoli e linee rette. I plastici proponevano il progetto della ricostruzione di Mosca (Palazzo dei soviet in prima posizione) e una sezione, in grandezza naturale, della stazione Majakovskaja della metropolitana (con specchi che creavano l'illusione di profondità della banchina): realtà urbana e realtà progettuale fianco a fianco l'una dell'altra nell'immagine che combinava il noto patto staliniano tra presente e futuro. Il magniloquente ingresso al gigantesco padiglione (percorso obbligato nell'equivalente sovietico di Main Street) rappresentava, tra marmi e pietre preziose, la riproposta della gioia di vivere, cosí com'era stata realizzata in patria: una serie di lucsie predstaviteli, immancabili «eroi» (stacanovisti, scrittori, colcosiani, aviatori, scienziati), tutti uniti (edinyj sovetskij narod) dall'impareg.giabile metodo culturale detto realismo socialista. La folla, gioiosa e vestita a festa, era raffigurata in ritratti individuali, come su un'iconostasi».

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