Copertina

Giacomo Leopardi


Crestomazia italiana. La poesia. La prosa (Due volumi in astuccio)


1968
Nuova Universale Einaudi
pp. CXXVIII - 1237
€ 26,86
ISBN 9788806004897

Note: Giuseppe Savoca
Introduzione di Giulio Bollati
Introduzione di Giuseppe Savoca

Il libro

«...Così anche la Crestomazia della prosa italiana contribuì in qualche misura a fare di Leopardi il primo poeta maledetto dell'età borghese, o, se si preferisce adottare un'altra scala di riferimenti, uno dei primi scrittori moderni condannato e messo al bando per motivi ideologici e d'ordine pubblico, in attesa di eventuali riabilitazioni postume. Questo era il prezzo da pagare per chi lavorava a costruire, nel vivo di una opposizione appassionata e militante, l'inestimabile patrimonio di una alternativa culturale valida ben oltre i tempi brevi e l'orizzonte limitato dell'Ottocento italiano».

Dall'introduzione di Giulio Bollati


In fondo, al di là delle stesse consonanze linguistiche e filosofiche, il valore peculiare della Crestomazia poetica, quello per cui noi tanto amiamo e stimiamo quest'opera, è di natura essenzialmente poetica, ed è avvertibile in direzione della poetica e della poesia leopardiane perché, in definitiva, la rilettura dei poeti italiani contribuiva ad orientare meglio il Leopardi verso la sua nuova poesia e verso una compiuta definizione del concetto di lirica. Quel ritorno leopardiano ai problemi di estetica che troviamo negli appunti dello Zibaldone posteriori al lavoro della Crestomazia poetica è, senza dubbio, principalmente connesso alla splendida fioritura poetica dei grandi idilli, ma è anche legato ad una prospettiva storica della poesia italiana, nella quale Leopardi vedeva realizzato, direi, un concetto di lirica imperfetta. Le elaborazioni di poetica del 1828-29 non fanno altro che continuare le letture dei numerosi passi della Crestomazia poetica riguardanti il buon poeta e il sublime in poesia, e che tendono tutti verso un ideale di poesia che non sia scolastica o volgarmente ingenua, ma che esprima un forte e libero sentire dell'anima, una visione severa e coraggiosa del mondo.

Dall'introduzione di Giuseppe Savoca

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