Gershom Scholem![]() Sabbetay SeviIl messia mistico (1626-1676)
2001
I millenni pp. XXXVIII - 960 € 67,14 ISBN 9788806150686 Indice
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Introduzione di Michele Ranchetti
Redazione: Milka Ventura
Traduzione di Caterina Ranchetti
Il grande libro su Sabbetay, il messia mistico, ora per la prima volta tradotto in italiano, è la summa dell'opera di Scholem, il risultato maggiore nelle sue ricerche erudite e insieme la dimostrazione piú ampia della sua tesi.
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«Quando Sabbatai Zwi volle persuadere se stesso e gli altri di essere il Messia,
andò nella piazza del mercato di Smirne e a capo scoperto pronunciò il nome
di Dio. Vi era infatti una credenza popolare, che nessuno, a meno di essere il
Messia stesso, potesse portare alle labbra il tetragramma senza che il fulmine
dell'ira di Dio lo distruggesse. Ma poiché non successe nulla di simile, allora egli credette in se stesso e loro in lui». È un'annotazione del 17 agosto 1914
dei diari di Scholem. Aveva allora diciassette anni.
È singolare che la figura di Sabbetay si presenti al giovanissimo Scholem in un
certo senso con il suo carattere già fissato: è un messia che si riconosce come
tale mediante una sfida e soprattutto mediante una violazione della legge (o
della credenza popolare sulla legge). A differenza del padre di Kierkegaard che maledice Dio (e l'ombra di questa maledizione si rifletterà su tutta la vita del figlio, forse perché da essa era nato un benessere, una riuscita civile), Sabbetay non maledice, viola il precetto, trasgredisce. Ma nel giovane Scholem il nesso, che Sabbetay rappresenta e incarna, tra trasgressione e verità, si imprimerà come una «figura» della sua esistenza, non solo a giustificare, una volta per tutte, la sua decisione per l'ebraismo, in violazione, appunto, della
scelta paterna per l'assimilazione, ma a ispirare e ordinare la sua ricerca, che non sarà mai, nel corso della sua lunga vita, solo una ricerca erudita, quanto una verifica nella cultura e nella storia di un significato e di un destino collettivo e individuale.
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