Copertina

Geoff Dyer


L'infinito istante


2007
Saggi
pp. XVI - 264
€ 27,00
ISBN 9788806185336

Traduzione di Maria Virdis

Geoff Dyer non è un fotografo e non possiede una macchina fotografica. Non è nemmeno un musicista e non ha mai suonato uno strumento. Dyer è un narratore con tre passioni assolute: la letteratura, la musica, la fotografia. Dopo aver raccontato il mondo del jazz e di alcuni suoi protagonisti si dedica ora alla fotografia e ai suoi artisti disegnando un singolare viaggio che ci porta lontano nel tempo e nello spazio.

Il libro

Ma L'infinito istante non è tanto e non è solo un libro sulla fotografia. Un intermittente racconto-cornice collega infatti numerose storie di momenti singolari, di uomini e luoghi. A interessare Dyer sono proprio queste storie presenti e passate e le relazioni fra alcuni temi e oggetti che ritornano, ogni volta gli stessi, in immagini inquadrate da occhi diversi: scale, cappelli, strade, panchine, negozi di barbiere, cartelli stradali, nudi di donna¿ Queste istantanee e il loro ritorno ossessivo ci aiutano a vedere diversamente il mondo, visto che la fotografia è, come afferma Henri Cartier-Bresson, anche «un modo per comprendere». Studiando, analizzando e commentando la fotografia Dyer dialoga con artisti noti e meno noti (Alfred Stieglitz, Paul Strand, André Kertész, Diane Arbus, Dorothea Lange, Walker Evans, William Eggleston ecc.), li interroga, ne scava i pensieri, ne indaga le vite. Con l'idea guida che chi non ha potuto incontrarsi dal vivo ha dialogato (e continua a dialogare) virtualmente attraverso la propria opera.
L'infinito istante è cosí la storia di piccole e grandi storie che stanno o che possono stare dentro fotografie famose o sconosciute, è la storia di uomini e di donne che senza la fotografia spesso non avrebbero mai raggiunto l'eccellenza e si sarebbero spenti ogni giorno un po' di piú, è soprattutto la storia di un'America che dai primi anni del Novecento è diventata quella che noi oggi conosciamo e di cui la fotografia ha spesso immortalato, in modo efficace e spietato, i vizi e le virtú.

«Io non sono un fotografo. Non voglio semplicemente dire che non sono un fotografo professionista o serio; intendo proprio dire che nemmeno posseggo una macchina fotografica. Le sole volte che scatto delle foto è quando i turisti mi chiedono di fargliene una, con la loro fotocamera (queste rare opere sono adesso disperse in giro per il mondo in collezioni private, soprattutto in Giappone). Questo è sicuramente un handicap ma significa che mi sono avvicinato a questo mezzo con una certa purezza. Ho anche la sensazione che il non fare fotografie sia una condizione per scrivere di esse, come il non suonare alcuno strumento musicale è stato per me un requisito indispensabile per scrivere di jazz nei tardi anni Ottanta [...]. Dorothea Lange ha detto che "la macchina fotografica è uno strumento che insegna alle persone come vedere senza la macchina". Posso non essere un fotografo ma ora vedo il genere di fotografie che avrei potuto fare se lo fossi stato».

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