Copertina

Gabriele D'Annunzio


Alcione


2010
Collezione di poesia
pp. L -
€ 18,00
ISBN 9788806203245

Note a cura di Ilvano Caliaro
A cura di Ilvano Caliaro
Introduzione di Pietro Gibellini

Nella belletta i giunchi hanno l'odore
delle persiche mézze e delle rose
passe, del miele guasto e della morte.

Or tutta la palude è come un fiore
lutulento che il sol d'agosto cuoce,
con non so che dolcigna afa di morte.

Ammutisce la rana, se m'appresso.
Le bolle d'aria salgono in silenzio.

Altre edizioni: Alcione. 1995. ET Poesia

Il libro

Il fascino di Alcione (riproposto qui nell'edizione originale del 1904) aumenta paradossalmente man mano che se ne scoprono le fonti culturali e i risvolti formali: sistemando il quadro dei fitti echi letterari emerge un florilegio di riferimenti ai classici greci e latini e ai moderni scrittori europei. Con abilità da alchimista D'Annunzio sa ricavare dalla materia verbale delle fonti combinazioni originali e personalissime, come nella Sera fiesolana e nella Pioggia nel pineto. Ma Alcione è anche un poema organico che, mentre descrive un'estate marina, racconta ben altro: il viaggio del poeta in una patria dell'anima, dove la Versilia si trasforma in un'Ellade popolata di fauni e di ninfe, un Eden perduto di cui resta solo la struggente nostalgia.
Come viene analiticamente evidenziato nel saggio introduttivo di Pietro Gibellini, Alcione è il libro con cui ha fatto i conti tutta la poesia italiana del Novecento: dalle imitazioni alle parodie, dalle citazioni esplicite ai riferimenti sotterranei, è una specie di totem intorno al quale tutti hanno trovato quello che cercavano, per liberarsi dalla tradizione o per colloquiare con essa. Spesso si parla, perlopiù a sproposito, di libri «imprescindibili»: Alcione lo è stato quant'altri mai, e forse lo è ancora.

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