Fred Wander![]() Il settimo pozzo
2007
L'Arcipelago Einaudi pp. 168 € 11,00 ISBN 9788806181079
Traduzione di Ada Vigliani
Fred Wander restituisce un volto unico e inconfondibile alle tante anonime vittime, rievocando l'esistenza del singolo prima del lager, e più in generale tracciando un quadro vivissimo di quel mondo dell'ebraismo europeo destinato a scomparire nel più tragico dei modi. |
Pubblicato una prima volta all'inizio degli anni Settanta nella Germania Est, Il settimo pozzo si inserisce nel solco della migliore narrativa sulla Shoah, da Levi a Semprùn a Kertész, e nei paesi di lingua tedesca è ormai considerato un classico. Sopravvissuto a numerosi campi di concentramento, Fred Wander dà voce ai suoi compagni di detenzione - in prevalenza ebrei provenienti da ogni parte d'Europa - con i loro momenti di grandezza ma anche con le loro meschinerie e limitatezze. Vediamo così entrare in scena Oukran, l'incolto ebreo turco che ha sposato una donna francese di rango, o de Groot, il famoso sarto di Amsterdam, il viveur che passava il suo tempo nei caffè della città, o Lubitsch, rampollo di una famiglia patrizia slovacca, o Tadeusz Moll, il giovane di buona famiglia costretto a lavorare nei forni crematori. Riprendendo la tradizione dei narratori ebraici e facendo propria la lezione di Mendel Teichmann, il cantore dell'universo chassidico che all'inizio del romanzo spiega all'autore «come si narra una storia», Fred Wander restituisce un volto unico e inconfondibile alle tante anonime vittime, rievocando l'esistenza del singolo prima del lager, e più in generale tracciando un quadro vivissimo di quel mondo dell'ebraismo europeo destinato a scomparire nel più tragico dei modi.
«Poi il lager viene liberato, ma i bambini non capiscono che d'ora in poi ci sarà cibo a sufficienza. L'autore è malato, ha la febbre e giace "nel punto zero del mondo", dove "quella terra malata aveva sputato un'intera boccata di bambini". Joschko ha sottratto allo scrittore il cucchiaio, che nel lager è un bene di primaria importanza, e non si fa scrupolo di usarlo in presenza del suo legittimo proprietario. La frenesia di rubare e di attaccar briga che agita i piccoli ormai è inutile, ma si è ancora in un momento di trasformazione generale, a uno stadio intermedio tra la guerra e la pace, e per questi bambini l'idea di libertà non ha alcun significato. Il maggiore imbocca il minore, e lo scrittore derubato dà la sua approvazione al quadretto che gli viene offerto. Nell'ultima pagina del libro, Joschko versa con il cucchiaio rubato qualche goccia di acqua tiepida fra le labbra del piccolo. È così che la vita riporta la sua vittoria».
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