Ernst H. Gombrich![]() Dal mio tempoCittà, maestri, incontri
1999
Saggi pp. XXXIV - 154 € 14,46 ISBN 9788806151966 Indice
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A cura di Richard Woodfield
Traduzione di Michele Dantini
«Credo che - mi differenzio da molti dei miei colleghi proprio perché ne sono convinto - si debba guardare fuori dalla finestra». |
«La nuova cultura porta / dall'umanità alla nazionalità / e da questa alla bestialità». La profezia di Grillparzer appare in una pagina di questo libro in cui Ernst Gombrich riflette non solo sulla propria formazione, i maitres à penser e gli interlocutori, ma anche sulla sua vita, sui miti e i drammi che hanno sconvolto il nostro secolo e che hanno costretto lui a fuggire dal suo paese.
Attraverso il ricordo dei maestri, Julius von Schlosser, l'archeologo Emanuel Löwy, lo psicologo Karl Bühler e dei compagni, dall'onnisciente Otto Kurz al grande psicanalista Ernst Kris, seguiamo la formazione di uno studioso alieno dal volersi rinchiudere entro stretti confini. Sullo sfondo,
un'Austria inizio anni Trenta, divisa tra rossi e neri, dove un crescente antisemitismo colpisce una borghesia ebraica totalmente assimilata e formatasi negli ideali della Bildung goethiana. «Credevo - scrive Gombrich - di essere un viennese, magari un austriaco, ma molti miei connazionali scoprirono che ero un "non ariano"; avrebbero usato con me un trattamento adeguato al mio status se non fossi risultato irraggiungibile».
Chi lo rende irraggiungibile è Fritz Saxl, che riorganizza a Londra la biblioteca e l'eredità culturale di Aby Warburg e lo vuole con sé. Verranno, poi, l'insegnamento a Oxford, la direzione del Warburg Institute, gli incontri, le lezioni americane, i grandi libri che ne hanno fatto uno dei maestri del nostro tempo. L'esperienza di una vita lo mette in guardia dai rischi che i miti comportano e nasce da qui una risoluta presa di posizione contro i fantasmi delle razze, non solo quelli sanguinosi del nostro prossimo passato, ma pure quelli che vanno di moda oggi, anch'essi, sia pur con segno opposto, razzisti. Come la tesi che vorrebbe celebrare una pretesa egemonia culturale ebraica sulla Vienna fin de siècle e che viene liquidata come un mito creato da Hitler. Con strenuo razionalismo Gombrich rifiuta mitologie e mode e riannoda i fili che lo uniscono alla sua formazione in quel mosaico di culture che fu Vienna prima del diluvio, prima della bestialità.
Enrico Castelnuovo
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