Erika Diemoz![]() A morte il tirannoAnarchia e violenza da Crispi a Mussolini
2011
Einaudi Storia pp. XXII - 378 € 32,00 ISBN 9788806206918
Abbattere il tiranno: un progetto, un sogno, un incubo, lungo mezzo secolo di storia d'Italia. |
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento gli anarchici italiani
rappresentarono una minaccia terroristica globale. Sia per l'importanza
politica dei loro bersagli (miravano ai primi ministri come alle
teste coronate), sia per la risonanza sociale della loro propaganda
(si battevano per il trionfo di una giustizia proletaria), furono le bestie
nere delle polizie di tutto il mondo.
Dentro i confini della penisola italiana, la violenza anarchica prese di
mira - una dopo l'altra, e con alterno successo - le massime incarnazioni
di un potere riconosciuto come carismatico, eppure denunciato
come tirannico: il premier Francesco Crispi, il re Umberto di Savoia,
il duce Benito Mussolini.
Ma chi erano i cattivi della favola, e chi i buoni? Quali le forze del
progresso, e quali della reazione? Muovendo dall'Italia liberale per
approdare all'Italia fascista, il libro di Erika Diemoz ritrova i fili nascosti
che mantennero unita questa trama storica di anarchia e di
violenza.
«Ho attentato al capo dello Stato
perché egli è responsabile ai miei
occhi di tutte le vittime pallide
e sanguinanti del sistema che
egli rappresenta e fa difendere».
Queste le parole pronunciate
dall'anarchico Gaetano Bresci nella
Monza del 1900, pochi istanti dopo
avere sparato contro il re Umberto I,
uccidendolo.
Anziché essere ricostruito come
episodio a sé stante, il regicidio che
tragicamente inaugurò il Novecento
italiano viene qui collocato entro
una cornice storica di lungo periodo.
Ponendo in relazione la sanguinosa
attività delle conventicole anarchiche
con la difficile crescita delle istituzioni
liberali, il libro si interroga su come
e su quanto gli attentati del tardo
Ottocento e del primo Novecento
abbiano contribuito ad alimentare
una cultura dell'illegalità già diffusa,
in Italia, per altre ragioni o per
altre vie.
Specularmente, il libro si interroga
su come e su quanto la risposta degli
apparati istituzionali, delle classi
dirigenti, dell'opinione pubblica,
abbia contribuito a plasmare la storia
di un Paese periodicamente tentato -
dall'età di Crispi all'età di Mussolini -
di acquisire il consenso attraverso
soluzioni carismatiche, e di stroncare
il dissenso attraverso soluzioni
autoritarie.
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