Copertina

Elfriede Jelinek


Bambiland


2005
L'Arcipelago Einaudi
pp. 72
€ 8,50
ISBN 9788806177874

Traduzione di Claudio Groff

Con continui cambi di prospettiva, mescolando Eschilo con la lingua di tutti i giorni, impiegando ora l'ironia ora il sarcasmo, l'autrice riesce a demistificare i mass media, a smascherare la realtà della guerra che oggi come duemilacinquecento anni fa è falsificata dai vincitori.

Il libro

In Bambiland si parla dell'intervento americano in Irak, si parla di come giunge a noi veicolato dai mezzi di comunicazione, si parla, infine e soprattutto, dei meccanismi con cui il conflitto, tutti i conflitti, agiscono nelle nostre teste. In questa sua nuova opera destinata al teatro - per la quale è difficile trovare una definizione precisa - Elfriede Jelinek combina I persiani di Eschilo - il più antico dramma sul tema della guerra -, reportage trasmessi dalla televisone americana, in particolare la Cnn, informazioni sugli armamenti Usa e propri commenti.

«Già penetra già si spinge il sole, messaggero primo del dolore, fino al signor comesichiama, tutti sanno come si chiama, già l'esercito penetra la città, imponente per dimensioni, l'esercito, ma non abbastanza potente, si infila a fatica attraverso affamati, assetati, l'esercito, anche attraverso la città piena di gente che incombe lungo la strada, troppo grande, smisurata nelle cifre, per quanto cattive le sue azioni non è da meno ciò che sopporta, la città, in fondo ha un'aria familiare, lì allargata nel deserto, gli abitanti da tempo trasformati dal sole in esercito di terracotta. Dopo tutto questo come possiamo rappattumarci con il popolo di Babilonia?»

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