Elena Loewenthal![]() Conta le stelle, se puoi
2008
I coralli pp. 264 € 17,50 ISBN 9788806194512 Questa è la storia di una famiglia ebraica. È una storia più o meno vera. O meglio, è vera come avrebbe potuto esserlo se un bel giorno del 1924 a Mussolini fosse preso un colpo.
Altre edizioni:
Conta le stelle, se puoi. 2010. Super ET
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Moise Levi ha solo ventitre anni la mattina di fine estate in cui lascia Fossano portandosi dietro un carretto di stracci. Vuole andare a Torino a far fortuna, e non può immaginare che quello sia solo l'inizio di una lunga storia.
Perché Moise possiede un fiuto eccezionale per gli affari e per i sentimenti: darà il via a una florida ditta di commerci nel ramo tessile, e avrà due mogli, sei figli e un'infinità di nipoti sparpagliati ai quattro angoli del mondo.
Dopo la grande guerra mondiale e quel «brutto spettacolo» della marcia su Roma, finalmente la vita di tutti ha ripreso il suo corso. Meno male che nel 1924 a quel «brutto muso di Mussolino» gli è preso un colpo secco, altrimenti la storia di nonno Moise e della sua discendenza sarebbe stata molto diversa.
Invece la famiglia Levi - con i suoi amori e i suoi affanni, i suoi commerci e le sue tribolazioni, le grandi cene di Pasqua e i lunghi silenzi delle stanze chiuse - diventa sempre più numerosa nella casa di via Maria Vittoria, costruita proprio lì dove una volta c'era il ghetto e adesso non c'è più.
Elena Loewenthal non ha riscritto la Storia all'incontrario: ha provato piuttosto a mettere la vita al centro, dove la morte ha cancellato tutto. Ha lasciato scorrere la quotidianità dell'esistenza, con la sua allegria e la sua insensatezza, per vedere come le gioie e le fatiche di ogni giorno possano fondersi «in una cosa sola che non è troppo distante dalla felicità».
La storia che si racconta è quella di una grande famiglia normale, resa impossibile dall'aberrante eccezionalità della Storia. Per questo la voce calda e intima dell'autrice, con una sincerità capace di rispettare tutte le ferite, prova a inventarsi un lieto fine, «come se non fosse successo quello che è successo».
«Certo, negli anni e nei decenni a venire, attorniato dai figli e dai nipoti, Moise Levi ci avrebbe anche riso su. Ma quella mattina del 1872, lui Torino se la immaginava così. Una gigantessa addormentata con miriadi di minuscoli esseri che le camminavano addosso freneticamente, carichi delle loro tribolanti esistenze».
Commenti
Elena Loewenthal ha voluto intitolare il suo ultimo romanzo con la frase-invito del Signore ad Abram per invitare i lettori all'incontro con una storia nella quale utilizzando, per un verso, nomi e luoghi tratti dal passato vero, ella ha sviluppato una vicenda come se "non fosse successo quello che è successo". Poiché "la Shoah non sta dentro, sta fuori dalla nostra storia. E'silenzio di morte, invece che vita e parole". Ella ha narrato la Storia non senza i morti, ma, in qualche modo, insieme con loro; ha messo cioè la vita al centro, dove la morte ha cancellato ogni cosa. Per un altro verso, poi, è ricorsa alla finzione letteraria di piegare altri dati ed eventi alla narrazione e ha dato così corpo ad una saga familiare, simbolo di tante famiglie ebraiche, svanite nel nulla delle camere a gas e dei forni crematori. Quella grande umanità senza la quale siamo tutti più poveri. Ne è nato un romanzo di grande originalità, di profonda tenerezza e suggestione. Il tono e lo stile dell'A. sono pieni di ironia affettuosa, come quando, per contrappasso, carica il 1938 di eventi positivi, come il termine del Mandato britannico sulla Palestina, la nascita dello Stato di Israele, nonché l'abdicazione, in favore della Repubblica, di re Vittorio Emanuele III. Di proposito non è fatto cenno delle tragiche vicende del tempo, anche se, qua è là, qualcosa, chi scrive, le lascia intuire, ricorrendo a toni sarcastici. Questo, in estrema sintesi, il significato del romanzo, il suo messaggio: essere tanti di più, di quanti l'orrore ha ghermito. Infine Torino, luogo natale della scrittrice, è anch'essa interprete della storia, non si accontenta di fare da sfondo: essa cambia con il trascorrere dei tempi e delle generazioni. L'A. segue i suoi personaggi, istante dopo istante, con amore, facendoli parlare in un giudeo-piemontese limpido e carico di simpatia. Un romanzoin crescendo che conquista man mano che si progredisce nella lettura. Narrata quasi sottovoce, è una storia di casa che senti subito tua, a ragione apprezzata da pubblico e critica. www.angolodimara.com