Il personaggio piú significativo delle Voci di dentro, la vera, indimenticabile creazione di questa commedia del '48, è zio Nicola, muto non per natura ma per scelta, che si esprime solo servendosi dei fuochi d'artificio: «Dice che parlare è inutile, - spiega, nella pièce, il nipote Alberto. - Che siccome l'umanità è sorda, lui può essere muto. Allora (...) sfoga i sentimenti dell'animo suo con le "granate", le "botte" e le girandole». Secondo una definizione dello stesso Eduardo, zio Nicola «rappresenta la saggezza (e la saggezza non può parlare)»: un messaggio pessimista che permea di sé tutta l'azione teatrale, per poi stemperarsi e offrire una prospettiva di riscatto, ancorché tenue, soltanto nel finale - poiché l'autore, come scrive Fiorenza di Franco, «pur avendo con grande amarezza e perfino con un certo accanimento processato gli uomini, non accetta come risultato la disperazione».
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