Il confronto fra miti provenienti dall' America del Nord e altri racconti a partire dal XVI secolo nel sud del Brasile e in Perù delinea, attraverso i tempi e i luoghi, una sorta di costante del pensiero amerindiano.La struttura di tale pensiero si basa sull'opposizione di termini che i miti concepiscono così vicini da incarnarli in una coppia di fratelli, spesso gemelli o quasi, fra cui tuttavia persiste una differenza germinale. Contrariamente a Castore e Polluce, che rigettano tale differenza e ottengono di diventare perfettamente uguali, i gemelli americani non superano mai lo scarto che li divide. Anzi, lo sottolineano, come se una necessità interna portasse costantemente a divergere termini affini. La natura, la società sono in perpetuo disequilibrio: il buon funzionamento dell'universo presuppone che il medesimo generi con costanza l'altro. Per il pensiero amerindiano l'esistenza del non-indiano è implicita e funzionale: molto prima della scoperta del Nuovo Mondo, il Bianco, se non il Conquistador, aveva già la sua collocazione in un articolato sistema di rappresentazioni. Intorno alla nozione di una impossibile gemellarità, Claude Lévi-Strauss sviluppa un'approfondita analisi di miti e racconti popolari, delineandone una teoria degli imprestiti. Il lettore, condotto alle fonti etiche e filosofiche del dualismo amerindiano, trova qui una via ulteriore per ripensare l'incontro fra i due mondi, magari sulla scorta delle meditazioni di Montaigne e dei suoi contemporanei.
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