Fra i temi che meglio rivelano le inquietudini e gli interni, fecondi, dissidi della storiografia contemporanea vi è senz'altro quello del rapporto tra biografie e storia delle strutture. Fino a che punto chi agisce capisce quello che fa e il proprio tempo? Focalizzando questo problema dell'autocomprensione della propria epoca da parte degli attori, Meier ci propone di ripercorrere gli itinerari di tre protagonisti del tramonto della repubblica romana: Cesare, Cicerone, Augusto. Il libro è così una riflessione sulla dinamica delle crisi politiche e sul ruolo che in esse vengono a svolgere i grandi uomini, coloro che si erigono a custodi della tradizione o ad interpreti carismatici del nuovo. Ed è una prova di ermeneutica storica sulla fondamentale ambivalenza delle carriere politiche tra normalità ed eccezione, sulla immanente fraudolenza - al di là delle volontà degli individui - dei grandi cambiamenti storici. Cicerone combatte l'aristocrazia per idealizzarla, Cesare vuole difendere la legalità repubblicana e spiana la strada alla dittatura, Augusto comprende che si può edificare il principato solo dando l'impressione di ripristinare la repubblica.
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