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Cesare Garboli


Ricordi tristi e civili


2001
Gli struzzi
pp. XXVI - 108
€ 11,36
ISBN 9788806158040

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Al lettore. Nota. Israele e la Ginzburg. Dagli animali alle macchine. Le città. La storia di via Fani. Come ridere di Lacan? Pourquoi donc la prison? Il paese dei vicereami. Cambiamo l'innocente. Genitori e figli. Serena Cruz. Il trionfo della morte. Sulle rive del Cinghio. Italianità. Giovinezza e vecchiaia di Vittorio Foa. Il vecchio ebreo e il giovane fascista. Indice dei nomi.



Conversazioni, articoli e recensioni a commento degli avvenimenti culturali e politici piú noti degli ultimi decenni. Un colloquio, talvolta reale e talvolta ideale, con altre grandi voci della cultura italiana: Natalia Ginzburg e Dacia Maraini, le poesie di Bertolucci e le lettere di Foa. Un libro composito nei tempi e nei temi, un mosaico dove ogni tessera trova il suo posto e forma un ritratto.

Il libro

Riproporre le osservazioni di Cesare Garboli su alcuni nodi cruciali della nostra epoca - l'assassinio Moro, il caso Tortora... - significa ripercorrere con disincanto e occhio critico la storia italiana recente, tornando a confrontarsi con questioni aperte, attuali e dibattute allora come oggi. Fatti - il conflitto arabo-israeliano o la giustizia minorile nel nostro Paese - e interpretazioni degli atteggiamenti italiani trovano rispondenza nell'attualità, e la voce del critico letterario si fa riconoscibilissima grazie al taglio interpretativo con cui spiega gli avvenimenti. ll disamore tutto italiano nei confronti della patria viene analizzato con lucidità in una prospettiva storica che trae dai modelli letterari i suoi esempi, e risale a Enea, fondatore di imperi suo malgrado. I suicidi speculari di Cagliari e Cardini sono esaminati con «poveri strumenti di letterato» che acutamente accomunano il primo a una moderna classicità eroica e dannunziana e il secondo a stilemi veristi.
Chiude il volume la discussione a distanza fra due interlocutori sconosciuti l'uno all'altro: il giovane repubblichino Spadolini e il cittadino ebreo americano Berenson nella Firenze del 1944. Insomma, come epigrafe della raccolta si potrebbe ben scegliere la conclusione di un'intervista alla Maraini, datata 1972, in cui Cesare Garboli affermava: «È probabile che questa storia, per noi cosí importante, non sia altro che una parentesi: un ciclo, come è appunto la nostra vita».

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