Copertina

Bertolt Brecht


Poesie. II: 1934-1956


2005
Biblioteca della Pléiade
pp. XC - 1790
€ 90,00
ISBN 9788844600785

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Bertolt Brecht: dai tempi bui all'utopia del dopoguerra, Cronologia, Bibliografia, Avvertenza di Luigi Forte. SONETTI INGLESI - POESIE CINESI - STUDI - POESIE DI SVENDBORG - RACCOLTA STEFFIN - ELEGIE DI HOLLYWOOD - POESIE IN ESILIO - L'ABICÍ DELLA GUERRA - SATIRE TEDESCHE - CANTI PER BAMBINI - ELEGIE DI BUCKOW - POESIE DALL'ACQUISTO DELL'OTTONE - POESIE E FRAMMENTI 1934-1956.



A cura di Luigi Forte
Traduzione di Paola Barbon
Traduzione di Paul Braun
Traduzione di Cesare Cases
Traduzione di Mario Carpitella
Traduzione di Emilio Castellani
Traduzione di Olga Cerrato
Traduzione di Roberto Fertonani
Traduzione di Franco Fortini
Traduzione di Claudio Groff
Traduzione di Ruth Leiser
Traduzione di Gabriele Mucchi

Con questo volume si conclude la pubblicazione di tutte le poesie brechtiane intrapresa nella Pléiade, basandosi sull'edizione tedesca delle opere complete dello scrittore, e dando così sistemazione definitiva a un ricco materiale poetico diviso in varie raccolte o rimasto inedito.

Il libro

«La forza della poesia di Brecht sta forse proprio in ciò che Adorno gli rimproverava: l'aver sacrificato l'autonomia dell'arte. Non perché banalmente al servizio della politica, ma in quanto inscindibile dalle vicende umane, dalle grandi catastrofi del Novecento. [...] Nella sua poesia vita ed esperienza filtrano attraverso la citazione: come plagio, adattamento di forme e generi classici, gioco e trastullo retorici. Brecht è stato un grande sperimentatore e ha dominato, alla pari di W. H. Auden, come ricordò Hannah Arendt, un po' tutte le forme poetiche. Un postmoderno la cui fantasia creativa si è nutrita di tradizione. Rifacendola, ironizzandola, distanziandosi da essa per prender posto nel proprio tempo. Esaltava il cattivo Nuovo, ma solo perché conosceva perfettamente il buon Antico: come strumento per guardare al futuro. Leggeva Orazio e Lucrezio, ma non dimenticava la lotta per la democrazia e i bisogni dei piú deboli. Insegnava la gentilezza in un mondo rapace e barbaro: non aveva rinunciato alla speranza né alla mutabilità delle cose. Senza ingenuità e senza arroganza, ma con il gesto leggero e ironico del maestro, che suggeriva: "Non ho bisogno di una lapide sulla tomba | ma, se voi ne avete bisogno, | vorrei ci fosse scritto: | ha fatto proposte. Noi | le abbiamo approvate. | Una simile iscrizione | onorerebbe tutti quanti».

Luigi Forte

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