Armand Mattelart![]() Storia dell'utopia planetariaDalla città profetica alla società globale
2003
Biblioteca Einaudi pp. 430 € 25,00 ISBN 9788806165338 Indice
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Traduzione di Sergio Arecco
Perché è fallita l'utopia umanistica della «cittadinanza del mondo», o quella della «pace perpetua» prospettata alle soglie del XVIII secolo? |
«Il mercato ha buone probabilità di riuscire là dove sono falliti i grandi imperi e le religioni fondatrici: unire tutti gli esseri umani in una comunità globale»: partendo da questo slogan ottimistico che ha accompagnato le grandi concentrazioni economiche degli anni Ottanta-Novanta, consentite dal processo neoliberista di deregolazione e privatizzazione delle imprese, Armand Mattelart, uno dei massimi studiosi della globalizzazione, si chiede: perché è fallita l'utopia umanistica della «cittadinanza del mondo», o quella della «pace perpetua» prospettata alle soglie del XVIII secolo dall'abbé de Saint-Pierre e ripresa da Kant, o quella della «Repubblica mercantile universale» di Adam Smith, o quella degli «Stati Uniti del Mondo», figlia della Società delle Nazioni?
In Storia dell'utopia planetaria, Mattelart non evoca soltanto le utopie classiche di Moro e Campanella, Saint-Simon e Fourier, Comte e Kropotkin, ma risale a Colombo e Vespucci per cogliere il punto d'origine di un allargamento delle frontiere che avrebbe potuto tradursi in un allargamento delle mentalità risolvendosi invece in un allargamento dello spirito di conquista e del cinismo imprenditoriale. Il discrimine, secondo Mattelart, è nello scarto tra profetismo pacifista della «grande famiglia dell'umanità» e profetismo manageriale e profittatore. Caduti i blocchi, tramontate le ideologie, il villaggio globale è oggi soppiantato dalla Rete, dove non passano solo i flussi del sapere individuale e collettivo, ma anche le strategie delle multinazionali e del macrosistema tecnofinanziario.
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