Aldo Bonomi![]() La comunità maledettaViaggio nella coscienza di luogo
2002
Edizioni di Comunità pp. IX - € 14,00 ISBN 9788824506434 Indice
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Indice Dopo l'11 settembre un viaggio-racconto sulla ex Jugoslavia, luogo maledetto che diventa, dopo la guerra, il terreno per reinventare la politica. |
Il racconto di un viaggio dalla Croazia ai confini della Macedonia e del Kossovo, attraversando la Bosnia e la Serbia, nella primavera del 2001. Ma anche un viaggio attraverso la globalizzazione e le sue reti finanziarie, e un libro sulla figura del volontario, che raccoglie intorno a sé quelle "tracce" di comunità indispensabili per oltrepassare il comunismo e il liberismo.
"Comunità": un termine in apparenza destinato a scomparire dal dizionario e tornato invece prepotentemente in primo piano nei violenti scenari planetari degli ultimi decenni. Non sono forse le "comunità dell'odio" ad avere alimentato i conflitti etnici in Bosnia, Serbia e nel Kossovo? Non sono ancora una volta le comunità transnazionali dell'integralismo islamico a costituire un minaccioso serbatoio di rancore nei confronti dei modelli di vita del sistema occidentale?
L'occasione del libro è per Aldo Bonomi un reportage d'eccezione: il diario di viaggio nella Serbia postbellica e l'incontro con autorità locali e volontari a Prijedor per istituire nella regione un'Agenzia della Democrazia Locale. Dalla cronaca di quell'esperienza affiorano anzitutto riflessioni sull'universo della solidarietà, sull'importanza dell'intervento del volontariato, su quel "mettersi in mezzo" fra le comunità dell'odio e insieme quel proporsi come intermediario per ricostruire nuove forme di comunità. Il laboratorio sociale rappresentato dall'Agenzia della Democrazia Locale diventa un osservatorio privilegiato delle metamorfosi della comunità: comunità maledetta e nello stesso tempo comunità da riedificare. Al centro del testo di Bonomi, quasi un "manifesto delle priorità della politica nel XXI secolo", sta la riflessione sulla complessa opera di ritessitura dei moderni conflitti fra società dei flussi e società dei luoghi senza cui, come già abbiamo avuto modo di sperimentare con tragici risultati, si regredisce alla violenza dei fondamenti e del sangue, alle retoriche della guerra etnica che risuonano nella comunità maledetta.
È dalle periferie e non dal centro - questo il senso profondo del libro - che le grandi questioni della modernità, quali le dinamiche della globalizzazione, la rivoluzione postfordista, i conflitti tra flussi e luoghi, si mostrano nel loro profilo piú autentico: rivelando, proprio nei punti a maggiore intensità drammatica, i nervi scoperti della ipermodernità globalizzata.
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