Alain Ducellier![]() Cristiani d'Oriente e Islam nel MedioevoSecoli VII-XV
2001
Biblioteca di cultura storica pp. XXXVI - 562 € 41,32 ISBN 9788806151102 Indice
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Traduzione di Silvia Vacca
La ricostruzione rigorosa, testimoniata dalle fonti, di un cammino d'intesa tra cristiani ortodossi e musulmani nel Vicino Oriente. |
Nel secolo che seguí la morte di Maometto, gli Arabi, varcate le frontiere dell'Impero Romano d'Oriente, annessero al dar-al-Islam - il «territorio dell'Islam» - l'Egitto, la Siria, la Palestina, la Mesopotamia e parte dell'Armenia, regioni tutte, ad eccezione dell'Iran, di antica e solida cristianità, ma le cui gerarchie ecclesiastiche, alla vigilia della conquista islamica, erano in profondo contrasto con Costantinopoli per motivi politici e religiosi.
L'offensiva musulmana, anziché unire i cristiani contro l'incombente pericolo, contribuí
ad accentuarne le divisioni in quanto le popolazioni orientali, che l'Impero gravava sul piano fiscale e perseguitava per il loro cristianesimo eterodosso, considerarono quell'inaspettata invasione come una liberazione dalla tutela oppressiva dei bizantini ortodossi. E
invero difficilmente gli Arabi avrebbero potuto impadronirsi di quelle terre imperiali senza la passività, e talvolta anche la complicità, delle autorità civili e soprattutto religiose.
Dopo essere stati sottomessi, come giudicarono i vinti i loro vincitori ? Le reazioni variarono a seconda delle regioni e delle diverse comunità cristiane, propense piuttosto a giudicare il nuovo regime in funzione dell'attitudine da questo mostrata nei loro riguardi. Si può in ogni caso affermare che i cristiani all'interno del califfato islamico si adattarono, con maggiore o minore facilità, alla dominazione musulmana, in genere tollerante e disposta a mantenerne l'accesso nell'amministrazione statale fino al secolo XI quasi ovunque, e in Egitto ancora nel XIV. D'altronde le persecuzioni contro i cristiani non furono mai dettate da motivazioni di carattere prettamente religioso, salvo nei casi in cui il desiderio di martirio di alcuni asceti si fosse manifestato in aperte e oltraggiose provocazioni, tant'è che lo stesso califfo fatimide al-Hakim, noto come «il grande persecutore», all'inizio del secolo XI permise ai cristiani di abbandonare l'Egitto recando con sé i propri beni. E del resto non si ha notizia né di rivolte religiose né di tentativi di «liberazione» e neppure di appelli ai «fratelli» di Costantinopoli, che anzi la «riconquista» bizantina dei secoli IX e X, con il conseguente rinnovarsi delle vessazioni da parte dell'ortodossia, indussero le comunità cristiane orientali ad accogliere la dominazione
turca, cosí come già un tempo i loro predecessori avevano accettato quella araba.
Ne conseguí un piú duttile, sebbene talora ambiguo, atteggiamento nei confronti dei musulmani: senza dubbio si continuò a considerare la loro fede alla stregua di una nuova eresia o, piú spesso, di una falsa religione che snaturava la vera rivelazione cristiana - e in tale
polemica non furono risparmiate né ingiurie né abilità dialettiche né malafede -, ma al contempo si iniziò anche a riconoscere a taluni musulmani grandi qualità, soprattutto se messe a confronto con la bassezza o la perfidia di certi cristiani, al punto che alcuni autori giunsero sino a preconizzare la possibilità di una pacifica coesistenza tra i due Imperi. Il fatto è che, dissipate le nebbie dei luoghi comuni, le fonti - indagate da Alain Ducellier con rigoroso impegno scientifico e intensa vocazione civile - mostrano come l'antagonismo fosse meno tra cristiani e musulmani che tra cristiani ortodossi ed eterodossi, per non parlare del contrasto, ancora piú grave, tra cristiani orientali e occidentali, un contrasto che le crociate accentuarono sino a indurre i bizantini a propendere piú per il turbante dei turchi che per la mitra latina.
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