Storia d'Italia. Le regioni VIII: L'Umbria
1989
Grandi Opere pp. XXV - 871 € 77,47 ISBN 9788806116453
Contributi di Alberto Grohmann
Contributi di Renato Covino
Contributi di Giampaolo Gallo
Contributi di Luigi Tittarelli
Contributi di Giacomina Nenci
Contributi di Carla Migliorati
Contributi di Fabio Bettoni
Contributi di Bruno Bracalente
Contributi di Luciano Giacchè
Contributi di Fabrizio Bracco
Contributi di Erminia Irace
Contributi di Gianfranco Canali
Contributi di Maria Rosaria Porcaro
Contributi di Alessandro Portelli
Contributi di Franco Bonelli
Contributi di Enrico Mantovani
A cura di Renato Covino
A cura di Giampaolo Gallo
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«Umbria overo ducato di Spoleto», cosí si legge in margine alla carta di Giovanni e Cornelio Blaeu, redatta nel periodo 1623-31 e dedicata «All'Eccellentissimo e Reverendissimo Principe Francesco Cardinale Barberino, Vicecancellario e Nipote della S.S. Urbano VIII». In linea con l'elaborazione dei cartografi e dei geografi cinque-seicenteschi, da Flavio Biondo a Leandro Alberti e Giovanni Antonio Magini " quella dicitura evidenzia una delle configurazioni assunte dal territorio regionale nel corso dei secoli. Al tempo stesso essa aiuta a comprendere come la regione, cosí come viene definita dopo il 1860, con la denominazione di Provincia dell'Umbria o di Perugia, sia piú il frutto di scelte politico-amministrative che il risultato di una vicenda unitaria.
D'altra parte che l'Umbria attuale abbia al suo interno almeno due aree storiche, a cui si aggregano o da cui si distaccano nei diversi periodi altri territori, è un dato ampiamente noto. Il territorio perugino, che copre il nord-est dell'Umbria, e quello di Spoleto, il sud-ovest, hanno fin dall'antichità caratteri diversi, che si manifestano in modo piu o meno evidente anche in età contemporanea. Il Tevere delimita il territorio etrusco da quello popolato dalla stirpe umbra in età preromana; nell'alto medioevo il fiume definisce il confine tra il «corridoio» bizantino e il ducato di Spoleto; in età moderna sempre esso rappresenta il limite di divisione tra quest'ultimo e la Tuscia; il Tevere costituisce pure il margine di demarcazione linguistica tra i diversi dialetti che convivono nella regione. Tale distinzione è destinata a durare fino alla prima metà dell'Ottocento, quando Perugia acquisisce una preminenza rispetto alle altre città umbre. Con l'Unità tale primato rimane, anche se non è riconosciuto e viene continuamente sottoposto a contestazioni, che provengono da un ampio schieramento di centri e municipi che mal sopportano l'egemonia perugina. Accorpare l'intera regione intorno ai ceti agrari moderati e offrire un fronte
unico ai confini dello Stato pontificio: questi i fattori determinanti della scelta di Gioacchino Napoleone Pepoli di costituire una sola provincia, annettendole territori legati ad altre realtà storiche e amministrative, come l'Orvietano, l'Eugubino e la Sabina. Ma questa forzatura non elimina le spinte centrifughe o le rivalità municipalistiche, che, pure soffocate, permarranno sotterranee. Ne è un sintomo il dibattito degli anni '20 del Novecento sulla divisione della provincia in piú circoscrizioni amministrative, che mette in luce la tendenza, sempre all'erta, di varie città a sganciarsi da Perugia. li risultato è la nuova provincia di Terni, in cui vengono accorpati in modo casuale il circondario che fa capo al polo industriale e quello di
Orvieto.
Dalla Premessa di Renato Covino e Giampaolo Gallo
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