Copertina


Storia d'Italia. Le regioni IV: La Toscana


1986
Grandi Opere
pp. XXII - 1049
€ 87,80
ISBN 9788806597252

Contributi di Giorgio Mori
Contributi di Simonetta Soldani
Contributi di Marco Palla
Contributi di Gianpasquale Santomassimo
Contributi di Gabriele Turi
Contributi di Domenico Preti
Contributi di Mario G. Rossi
Contributi di Eugenio Garin
Contributi di Arnaldo Bagnasco
Contributi di Maurizio Bernilcioni
Contributi di Lando Bortolotti
Contributi di Giampiero Nigro
Contributi di Franco Camarlinghi
Contributi di Giacomo Becattini
Contributi di Giuliano Bianchi
A cura di Giorgio Mori

Il libro

Scrivere, o cercare di scrivere, una storia della Toscana, della regione toscana, dall'Unità nazionale ai giorni nostri battendo percorsi piú intriganti ed adottando magari criteri da affinare in corso d'opera -consapevoli come eravamo che si sarebbe trattato del primo tentativo al riguardo - è stato invece lo scopo che ci siamo prefissi impostando il volume che qui si presenta. A fronte di un tale obiettivo il prolungato e insolito divario temporale intercorso fra il «grappolo» di storie sette-ottocentesche e il rinnovato impegno degli anni '60 di questo secolo rappresentò nell' immediato, e a dir poco, una « scoperta» (persino troppo) suggestiva.
Quel divario non poteva essere addebitato in esclusiva all'incessante variabilità e complicazione dei paradigmi storiografici dominanti, alle oscillazioni delle mode culturali o alla mutevolezza delle sensibilità individuali e di gruppo. E perciò insinuante e incalzante si presentava l'idea di stabilire un parallelo fra l'oblio storiografico che delineatosi poco dopo l'Unità era destinato a permanere tanto a lungo, ed una Toscana, una regione toscana, che si era venuta come dissolvendo proprio a partire da quegli anni e che era poi «ricomparsa» - dopo alcuni e forse ambigui segnali precedenti - nel corso della seconda guerra mondiale, quando il Comitato di liberazione nazionale sorto a Firenze all'indomani dell'8 settembre aveva deciso di chiamarsi «toscano». Né a liberazione avvenuta quella esigenza era venuta meno. Al contrario, se è vero, come pare ampiamente dimostrato, che soltanto la fermissima e insuperabile ostilità dei comandi militari alleati riuscí a bloccare in un modo o nell'altro certi disegni operativi del Ctln giunti sino alla messa a punto dello schema programmatico ed organizzativo di un «Ente regionale per la ricostruzione».
Non ci sfuggiva d'altra parte la circostanza, e il dato di fatto, che quella «ricomparsa» si era manifestata appunto, ed in primo luogo, sotto le sembianze di un proposito, di una aspirazione, e perciò di una proposta politica, e non come una specie di miracolosa ricomposizione di frammenti che nel tempo si erano separati, differenziati e diversamente connotati. Né che essa si era venuta di poi variamente precisando e rafforzando come parte, e come supporto strumentale, della pur sacrosanta battaglia culturale e politica per l'attuazione di uno dei disposti piú innovativi contenuti nella Costituzione della Repubblica: l'inserimento delle regioni a statuto ordinario nella struttura dello Stato non come meri organi funzionali di decentramento burocratico ma come enti territoriali di autogoverno. Potevano peraltro, ed anzi dovevano diventare motivo di riflessione le modalità e i tempi secondo i quali quella battaglia era stata impostata e condotta in Toscana. Dove, nei primissimi anni '50, ed in presenza dell'evidente orientamento dei governi centristi a rinviare sine die l'attuazione del dettato costituzionale, ma anche di un calo non meno palese della tensione regionalista nei partiti e nelle forze d'opposizione, l'ex sindaco comunista di Firenze, Mario Fabiani, allora presidente dell'Amministrazione provinciale, aveva promosso e sostenuto un'iniziativa di respiro nazionale prima fondando una rivista, organo ufficiale della Unione regionale delle province toscane, alla quale aveva imposto il titolo politicamente significativo e bilateralmente polemico di «La regione», e poi lavorando con grande impegno e con non comune determinazione per dar vita a un «Consiglio nazionale per l'attuazione dell'ordinamento regionale» composto da esponenti di molti partiti e che ebbe sede a Firenze.
Ed occorreva tenere presente in ultimo che nella primavera del 1970 avevano avuto finalmente luogo le elezioni dei consigli regionali, cosicché le regioni erano diventate da allora organi di governo, pur in ambiti ben delimitati, di un territorio statutariamente definito che, nel caso della Toscana, coincideva (e coincide) in larghissima misura con quello del granducato estintosi nel 1859; ma anche e ad un tempo che da un lato la pedissequa adozione nella Carta costituzionale dei confini regionali codificati in età risorgimentale aveva sollevato riserve e polemiche insistite non tutte di bassa lega e che, dall'altro, si venivano ponendo le basi oggettive per un ragguardevole sviluppo e un crescente rigore degli studi di scienze regionali che davano di poi prodotti sempre piu elaborati e provocatori.

Dalla Premessa di Giorgio Mori

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