A. S. Byatt![]() Il genio nell'occhio d'usignolo
1995
Supercoralli pp. 115 € 12,39 ISBN 9788806138486
Traduzione di Anna Nadotti
Traduzione di Fausto Galuzzi
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A chi visita il grande Bazar di Istanbul potrà succedere di comprare, attirato dalla bellezza del materiale, una bottiglia di un certo vetro detto çesm-i bulbul, "occhio d'usignolo". Tornando in albergo e dissigillando la bottiglia, potrà succedere di vederne uscir fuori un genio, un ginn enorme e odoroso di maschio, uno di quegli esseri sovraumani e meravigliosi che abitano le storie a cornice come le mille e una notte. Potrà succedere e succederà a chi, pur convinto della necessità di analizzare scientificamente l'arte del narrare, non ne perderà il gusto e il piacere, e al momento buono saprà esprimere i classici, immancabili, tre desideri. Gillian Perhol (discendente di certo, attraverso qualche mutazione, dall'illustre stirpe dei Perrault) è una narratologa. Si occupa di storie per mestiere, ma non è un anaquilbolmalck, né un ashik, né una meddah: è una narratologa, un "essere di second'ordine", e quindi le sue sono sempre storie a proposito di altre storie. Gillian è arrivata a un certo punto della sua vita in cui si sente "ridondante", superflua: i figli sono lontani, il marito l'ha lasciata (con un messaggio inviato per fax), non ha piú amanti. È stata "messa in libertà" come donna. Non come narratologa però: anzi è ricercatissima. E viene invitata dall'amico Ohran Rifat a tenere una lezione ad Ankara nel convegno "Storie di vita di donne". Dalla Turchia Gillian Perholt ripartirà diversa e non piú sola. Sarà soprattutto la magia di certe storie ad accompagnarla: storie di re e regine e dei loro amori, storie di fanciulle dell'harem uccise per un capriccio, storie di passioni impossibili tra esseri di mondi diversi; impossibili ma non meno teneramente infelici.
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